Leggevo recentemente in un articolo online [1] di quanto per Facebook sia importante la questione privacy degli utenti.
Mi viene spontaneo fare qualche riflessione a riguardo.
Volendo anche fare uno sforzo di fiducia e credere ai buoni propositi di un'azienda divenuta improvvisamente tanto famosa, influente e soprattutto economicamente "importante", non riesco ad immaginare come le parole "Facebook" e "privacy" possano andare daccordo.
Al lato pratico Facebook non è altro che un'insieme di piccoli simil-blog collegati l'un l'altro da una complessa rete di relazioni sociali --che comunque solo in parte rispecchiano quelle della vita reale.
Per poter dare ai suoi utenti la possibilità di esprimersi, tenendo aggiornati i propri contatti su ciò che li riguarda, il sistema fornisce tutti gli strumenti necessari, come la possibilità di inserire --oltre ad una cospicua mole di dati personali (!)-- un po' di tutto: testo, link, video e foto.
La questione privacy è affidata ad un set di opzioni che permettono di decidere chi ha il permesso di accedere a cosa.
Sembra tutto molto semplice e innocuo --e sembra essere in effetti così che la gente lo considera-- ma purtroppo non è così.
Molto spesso questi mini-blog veicolano informazioni più o meno personali e condividerle in internet può avere risvolti inaspettati e talvolta spiacevoli. Ed ecco perché la questione privacy è importante.
Cosa direste se veniste a sapere che una buona parte dei curriculum che avete spedito alla ricerca di un posto di lavoro vengono scartati dopo aver acquisito informazioni su di voi via internet [2]? O se il vostro giudizio scolastico venisse compromesso perché girano online foto di una festa in cui avete fatto casino con i compagni di studio [3][4]?
Certo, un datore di lavoro o un'ente scolastico non dovrebbero occuparsi della vita delle persone al di fuori del rapporto/ambito che li lega a queste persone. Quel che faccio al di fuori dell'orario d'ufficio non sono affari del mio datore di lavoro così come amicizie o abitudini di vita di uno studente oltre l'ambito scolastico sono cose di cui si deve casomai occupare la famiglia, non certo la scuola o l'università.
Questo però non toglie che può succedere. E infatti succede. Anzi sembra che questa discutibile pratica stia silenziosamente diventando diffusa.
E' anche vero che non è solo un problema dovuto all'incapacità del datore di lavoro o dell'educatore di contenersi entro i proprio limiti.
L'ignoranza e la superficialità di molte delle persone che usano internet (ahimé) fa la sua parte..
(Il neologismo "utonto" nasce proprio dalla esigenza di dare un nome all'utente medio che usa il computer e internet con la stessa passività e noncuranza con cui usa il telecomando per cambiar canale.)
Ma tralasciando la leggerezza con cui le persone condividono online cose più o meno personali e l'opportunismo di chi quelle informazioni le va a cercare per un motivo qualsiasi, mi domando anche quale sia la responsabilità imputabile agli stessi social network nel creare questo minestrone di informazioni. (Ho come l'impressione che loro abbiano acceso il fuoco e messo la pentola e noi stiamo fornendo pezzi della nostra vita come fossero ingredienti.)
Aver creato nuovi sistemi di aggregazione sociale a distanza significa aver inserito una nuova variabile nel sistema e questo ha implicazioni purtroppo non solamente positive e comunque difficilmente valutabili a priori.
Oltretutto queste reti sociali non sono gestite "dal basso", dalla comunità, che si limita a fruirne, ma sono invece il nodo portante dell'attività di compagnie multinazionali, che essendo influenzate da questioni economiche di un certo livello non riescono a suscitare né a garantire un senso di affidabilità nell'impegno a favore degli interessi dell'utenza.
Ma noi almeno, come utenti e/o osservatori possiamo (e dovremmo) provare ad analizzare più a fondo queste implicazioni.
Per esempio:
- Le informazioni scambiate tra gli utenti come vengono trattate?
- Da chi?
- Che fine fanno?
- Chi può esercitarvi un diritto?
- Quali inconvenienti potrebbero presentarsi e come risolverli o prevenirli?
- Come usare questi nuovi mezzi di comunicazione?
- Ci si può fidare?
- Si può fare un passo indietro se qualcosa non va?
Partendo dall'ultima domanda per (cercare di) rispondere poi anche a tutte le altre, la risposta è... no. Non si può tornare indietro.
Chiunque abbia fatto un uso sufficientemente ampio e attento, per interesse o per lavoro, della rete, tanto da farsi un'idea generale del suo funzionamento, sa che tutto quello che ci entra è destinato a non uscirne mai più!
Ovvero una volta che un'informazione di qualsiasi tipo è entrata a far parte del sistema internet, ogni sensazione di mantenerne il controllo è puramente illusoria. Anzi, in certi casi tentare di rimuovere qualcosa causa l'effetto opposto (effetto streisand[5]).
Provate a porvi qualche domanda..
Sapete dire forse DOVE FISICAMENTE l'informazione che condividete viene registrata? Cioé in quale (o quali e quanti) harddisk?
Dove si trova tale disco? In che giurisdizione? Avete accesso a quel disco?
Che garanzia avete che le operazioni di gestione dei dati che vi vengono fornite corrispondano ad una reale manipolazione dell'"originale"?
Fino a che punto avete il controllo delle vostre informazioni (e della situazione)?
Probabilmente non ci avete mai pensato e anzi vi sembrano domande al limite della paranoia. Ma qualcuno ha fatto qualche prova per tentare di capirci qualcosa di più e ha scoperto che cancellando un'immagine caricata su Facebook usando le funzioni integrate NON si cancella il file ma si interrompe solamente il collegamento tra il file stesso e la pagina di Facebook che lo visualizza. Il file invece (almeno per il momento) è SEMPRE E COMUNQUE ACCESSIBILE ANCHE AL DI FUORI DA FACEBOOK semplicemente tramite l'URL dell'immagine stessa. [6]
Ohibò!
Tra l'altro il concetto stesso di "originale" usato poc'anzi non ha molto senso se riferito alle informazioni codificate in digitale, perché ad ogni trasferimento di dati corrisponde la generazione di una "copia" identica alle informazioni di origine. Non esiste "il" file che si muove da una parte all'altra o che viene spedito su e giù per le linee telefoniche!
Nel caso di internet, ad ogni persona che visualizza una pagina web corrisponde un clone della pagina stessa situato nel relativo computer, che però non svanisce quando si chiude la pagina.
Il software di navigazione riserva automaticamente spazio su disco e in memoria (spazio chiamato "cache"), dove immagazzinare la copia ricevuta di tutte le informazioni richieste, così da non dover richiedere più volte le stesse cose se capita di dover tornare sulla stessa pagina.
Questi cloni stipati nella cache rimangono nel computer dell'utente fino ad una scadenza preimpostata o fino a che non vengono rimossi (tenendo presente che se anche venissero rimossi, spesso si possono recuperare, e che comunque, anche supponendo che il browser non tenesse una cache, si può facilmente catturare una copia dei dati nel momento in cui il programma li riproduce).
E queste non sono le sole copie che nascono dalla condivisione dei dati in rete: vanno messe in conto altre copie inevitabili dovute a eventuali cache dei motori di ricerca, copie dell'internet archive o archivi analoghi, copie di backup del gestore, o eventuali copie riprodotte da chi ha avuto accesso all'informazione (che magari ne invia anche una copia a qualcuno facendo partire una incontrollabile catena di inoltri, soprattutto se si tratta di informazioni in qualche modo sensibili, cioé proprio il tipo di informazioni che verosimilmente si vorrebbero protette)...
A questo punto dovreste aver capito che contenere la diffusione delle informazioni condivise o pensare di mantenerne il controllo non è un'opzione praticabile.
Ma non è finita..
Prendiamo ad esempio le immagini (o un video): secondo la legge italiana in vigore attualmente, PRIMA di pubblicare una foto di qualcuno è obbligatorio chiedergli il permesso, a meno che --in linea di massima-- non si tratti di un VIP o di una situazione di diritto/dovere di cronaca (mentre per le foto dei minori è COMUNQUE vietato).
L'unica alternativa accettabile (sempre riferendosi alla norma legislativa) è la divulgazione contenuta, cioé in un gruppo ristretto e controllabile di persone, come in ambito familiare. [7][8]
In internet questo è fattibile pubblicando i dati in una pagina protetta da password, e Facebook sembra soddisfare ampiamente questo requisito, ma abbiamo appena visto che le sue immagini sono SEMPRE accessibili tramite il rispettivo URL, ANCHE DOPO la cancellazione (contrariamente a ciò che riportano i termini del servizio.. oops! Ma come? E tutto l'impegno declamato a favore dell'utenza che fine a fatto?).
Ricordiamoci tra l'altro che ad ogni bottone o voce di menu, ovvero a tutto il sistema di gestione dei dati, --non solo di Facebook-- corrispondono delle azioni programmate di volta in volta in modo specifico: non esistono sistemi standard.
In linea di massima si tratta di codice di programmazione (ma può trattarsi anche di altro, come per esempio impostazioni del server), frutto di ingengno umano, e conseguentemente soggetto a errori e mancanze.
E ovviamente non ci è dato di accedervi per verificarne la correttezza e la funzionalità, per questioni di segreto industriale e di.. "sicurezza" (così ci viene detto).
Quindi l'unica possibilità è... fidarsi.
Ma come si fa a fidarsi? Abbiamo appena visto che già non rispettano le regole del LORO stesso contratto!
In ogni caso a me sembra che la falla principale resta proprio la contraddizione in termini di voler far convivere un social network con un sistema di protezione della privacy: questi social network sono improntati proprio sulla "condivisione" delle informazioni riguardanti gli utenti stessi e le loro relazioni sociali.
(Gli stessi gestori si augurano che gli utenti condividano tutto con tutti, alla "face" di tutti i bei discorsi sulla privacy!)
E' prassi comune caricare foto o inserire video di famiglia o di amici oppure di feste e attività di gruppo, talvolta comprendenti anche persone più o meno sconosciute. Il tutto senza chiedere l'autorizzazione ai soggetti in questione, come invece molto spesso sarebbe opportuno (e come effettivamente SI DOVREBBE fare, secondo l'attuale normativa sulla privacy, come già menzionato precedentemente).
Accade così che vengano, si, forniti degli strumenti (comunque da verificare) per proteggere la "propria" privacy, ma allo stesso tempo vengono forniti presupposti e strumenti per violare la privacy altrui!
Come può un utente, anzi una persona qualsiasi anche non necessariamente iscritta a facebook o myspace, essere certa che non siano state pubblicate informazioni, foto o video che la riguardino, anche solo parzialmente? E' presto detto. Non è possibile.
Va anche detto per correttezza che nelle condizioni d'uso di Facebook si nota un certo impegno a offrire possibilità di dialogo con l'utenza, il che però non è in sè garanzia di conseguente adesione alle richieste...
A me sembra che il sistema faccia acqua da tutte le parti per quanto riguarda la tutela della privacy!
(E il Canada sembra essere daccordo con me! [9])
Dovrebbero usarlo come slogan: "Farsi gli affari degli altri oggi è molto più facile grazie a <nome_del_Social_Network_di_turno>!"
(E se ve lo state chiedendo... si: ci sono anche foto mie, non autorizzate, anche se fortunatamente niente di cui mi devo preoccupare troppo... almeno per il momento. E comunque non è detto che non ce ne siano o non ce ne saranno altre pubblicate a mia insaputa! E NON CI POSSO FARE NIENTE! Pensateci su.)
y.